Il cinque maggio del 1991, se né andata. Sì. E’ andata via per sempre. Non ha avuto nemmeno il tempo di salutarmi, niente. Un cenno, un sorriso o una lacrima. Il nulla. Un infarto ed è andata.
Oggi sono diciannove anni che non c’è più. Mi sono talmente abituato a non vederla più, che se non fosse per le foto, farei fatica a ricordarne il volto. Ebbene sì, anch’io devo annoverare questa data tra quelle più tristi di un’umana esistenza.
Quel giorno se né andata mia madre. Non riesco a immaginare cosa sarebbe stato oggi se lei fosse ancora qua. Non riesco a pensare cosa sarebbe potuto essere goderla ancora per qualche anno. Ho trascorso questi anni a pensarci, non sempre, né in maniera paranoica ma ogni tanto ci ho pensato. Mio padre, che non ha mai voluto sostituirla, le è sopravvissuto diciotto anni, ma poi anche lui è andato.
Chissà cosa hanno pensato in quel momento? Chissà se si siano resi conto che era venuto il loro momento. Forse mia madre no, aveva poco più di cinquanta anni e, sebbene fosse malata, non credo immaginasse che fosse arrivata la sua ora. Mio padre forse sì.
L’anno scorso si è voluto sottoporre per forza a quel maledetto intervento che se lo è portato via. Non ha voluto ascoltarmi. Forse l’unica volta che avevo ragione, ma lui niente. Ha voluto l’intervento e dopo una settimana è andato. Lui credo abbia capito che era giunto il momento. I primi giorni dopo l’intervento pensava di avercela fatta. Forse si era anche illuso di tornare a casa. Purtroppo la realtà supera sempre la fantasia. E se nè andato.
Oggi guardavo i volti degli unici due parenti, oltre il mio, quello di mia sorella e di una delle figlie, che assistevano alla messa in loro suffragio e pensavo al tempo che ormai inesorabilmente mi sta portando via. Si sta portando via tutto. Ricordo i due zii quando si sono sposati, ero così piccolo, credo che avessi tra gli otto e nove anni. Ne sono passati trentaquattro forse trentatré e sono invecchiati, ma hanno ancora un aspetto giovanile. Mentre io a quarantadue, con il ricordo dei capelli e la pancetta, sembravo quasi loro fratello e non il nipote.
Possibile che ci siano alcuni tra noi che debbano vivere le loro vite quasi che il tempo gli fosse amico? Tanto da farli invecchiare più lentamente? Tanto da portarli alla vecchiaia così tardi da fargli quasi desiderare di morire ? Altri, invece, a cui il tempo non concede nemmeno il lusso di una vita media o almeno serena?
Possibile che ci siano persone che arrivino agli ottanta, novanta o anche cento anni pensando sempre a loro stessi, senza curarsi degli altri, nella più assoluta indifferenza per coloro che li circondano. Magari facendo anche del male a quelli che gli stanno intorno, solo per il loro spirito di conservazione?
Possibile invece che chi dedica una vita, o almeno parte di essa, ai figli, ai fratelli, alle sorelle, agli altri, debba andarsene così in fretta? Non so cosa sia più giusto. Né forse m’interessa saperlo.
Ma la cosa che mi fa più male, è pensare che molti che elargiscono il bene, siano chiamati dal Padre Eterno un po’ troppo presto. E coloro che inseguono, anche in tarda età il loro personale ed egoistico interesse, siano sempre tra noi a farci rimpiangere i primi.
Saluto i mei. Oggi mia madre, il prossimo 13 maggio mio padre. Non sono stato un grande figlio, forse ci sono voluti diciannove anni e tanti guai per rendermi conto di quanto possiate mancarmi.